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VOLANTINO 4 FEBBRAIO definitivo

INSIEME ALLE DONNE DI COLONIA DICIAMO :
NO AL SESSISMO NO AL RAZZISMO!
Le violenze della notte di Capodanno a Colonia sono una dimostrazione di potere contro
la libertà le donne e un attacco al loro diritto all’autodeterminazione
Diciamo perciò no al sessismo e no al razzismo, due facce della stessa
medaglia che riduce le differenze a disuguaglianze e per questo motivo
genera una cultura violenta contro tutti i diversi.

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NO AL SESSISMO NO AL RAZZISMO

Questo lo slogan con cui hanno manifestato le donne a Colonia dopo le brutali violenze del 31 dicembre; giustamente a significare la stessa natura dei due fenomeni: quello degli uomini , che concepiscono le donne solo come oggetto di proprietà e le eliminano quando queste si affrancano (il femminicidio docet) o, nella migliore delle ipotesi, le considerano delle “minori a vita” da tutelare;quello dei “puri” di turno (nazisti, razzisti, integralisti…), che per affermare la propria identità hanno bisogno di eliminare/inferiorizzare tutti i “diversi”.

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SOMMARIO:

 

 

 

1) TK BRAMBILLA “Occasioni da non perdere”

 

2) MARISA GUARNERI “Purtroppo il 25 novembre”

 

3) GIUSI AMBROSIO “La guerra e la belva collettiva”

 

4) LUISA BETTI “Si è andati oltre”

 

5) Recensione ALICIA GIMÉNEZ-BARTLETT “Il silenzio dei chiostri”

 

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SOMMARIO

 

1) MIRELLA ARMIERO “Gli uomini non ci conoscono”

 

2) BIA SARASINI “Le relazioni, questione centrale”

 

3) ZENAB ATAALLA “Le mutilazioni genitali femminili “

 

4) Recensione RUTH REICHL “Mai come mia madre e altre cose che ho imparato da lei”

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Questo è l’ultimo bollettino della prima parte dell’anno.
Vi suggeriamo alcune letture per l’estate, sperando che siano di vostro gradimento

una serena estate

il Centro Donna

 

WILLA CATHER “Uno dei nostri”

Elliot, 2014

 

Gli Wheeler erano una delle più grandi e antiche famiglie di propritari terrieri del Nebraska. Le loro

terre occupavano un’intera vallata. Dalla loro fattoria, posta sulla cima della collina, si potevano

vedere il bosco, i grandi appezzamenti coltivati a cereali e quelli lasciati a pascolo.

Mentre il maggiore dei fratelli Wheleer, Bayliss, aveva trovato la sua strada nel commercio, e il

minore, Ralph era attratto dai macchinari, Claude, tanto vitale quanto sensibile, cercava un senso al

suo essere nel mondo, convinto che ci fosse qualcosa di meraviglioso che lui non riusciva a trovare.

Per un breve momento, mentre frequentava un corso sulla storia europea alla State University,

Claude pensa di aver trovato gli stimoli che cerca, e intravede nuovi possibili orizzonti. Ma il padre,

convinto invece che il futuro del ragazzo sia nell’agricoltura, gli affida la responsabilità di tutta la

tenuta.

Siamo nel 1917, e quando gli Stati Uniti entrano in guerra, Claude, che la immagina come una

possibilità di riscatto e un’occasione per nuove conoscenze, si arruola volontario.

Ma è troppo tardi: insieme al suo migliore amico rimarrà in Francia, vittima di quella carneficina

che fu la Grande Guerra.

Una scrittura scorrevole, una descrizione dettagliata e raffinata di luoghi e personaggi ci

accompagnano lungo questa storia di formazione e ci portano nelle grandi praterie del Nebraska,

incantandoci.

Willa Cather (Back Creek Valley,Virginia, 1873 – Manhattan, 1947) visse i suoi anni giovanili in

Nebraska nel periodo in cui quel territorio vedeva la colonizzazione da parte di immigrati

provenienti dall’Europa; nel 1893 si trasferì a Pittsburgh per collaborare alla rivista Home Monthly.

Oltre a molti articoli, scrisse raccolte di racconti e romanzi; tra le opere tradotte in italiano, Pionieri

(1913), La mia Antonia (1918), Una signora perduta (1923), La casa del professore (1925), Il mio

mortale nemico (1926), La morte viene per l’arcivescovo (1927), La nipote di Flaubert (1930).

Con Uno dei nostri nel 1923 vinse il Premio Pulitzer per la narrativa.

 

ELVIRA DONES “Vergine giurata”

Feltrinelli 2009

 

Hana non ha avuto una vita semplice. Nata e cresciuta nelle montagne maledette, in Albania, ha

dovuto sottomettersi alle regole dei montanari, alla sua religione, che per giunta era stata vietata

dallo stato, e soprattutto all’importanza dell’onore della famiglia. Ed è proprio per colpa dell’onore

che Hana alla tenera età di 20 anni deve cambiare radicalmente la sua vita.

I genitori di Hana sono morti in un incidente d’auto quando lei era piccola e sua zia, che da quel

momento si era presa cura di lei, muore improvvisamente . Quando anche suo zio sta per andarsene

a causa di un cancro alla gola, Hana, rimasta l’ultima della famiglia, è la sola che può portare avanti

l’onore della famiglia. Invece di sposarsi il più velocemente possibile, decide di rendere orgoglioso

e felice suo zio negli ultimi momenti della sua vita e diventa un uomo, Mark.

14 anni dopo Mark fugge negli Stati Uniti. Trova un lavoro, compra un appartamentino e con tanta

pazienza e non senza problemi risveglia Hana.

Lo prevede il Kanun, la raccolta di leggi consuetudinarie dell’Albania del Nord: una donna può

diventare uomo, rinunciando per sempre alla femminilità, se lo vuole, o se il capofamiglia le

assegna questo ruolo. Sono perciò una Vergine giurata. Ci chiamano così.

 

CORINNE ATLAS “Le sorelle ribelli”

e/o 2014

 

Siamo negli anni ’70. A Parigi soffia il vento del cambiamento messo in moto dalla contestazione

studentesca, e da lì si espande in tutta la Francia.

In un piccolo paese della Provenza vivono le sorelle Jeanne, Brigitte ed Elsa Ribelli, che hanno tra i

quindici e i ventun anni. Ciascuna a suo modo, tutte e tre desiderano spiegare le ali e lasciare il

borgo in cui sono nate e cresciute.

La prima a partire è Jeanne, la maggiore, convinta che il suo desiderio di libertà ed emancipazione

potrà realizzarsi nel nascente movimento femminista.

Brigitte, al contrario, cerca nella capitale l’opportunità per un matrimonio che la renda moglie e

madre felice. Ed infine Elsa, il cui sogno è quello di diventare una scrittrice famosa.

Ma la vita, le sorelle lo impareranno presto sulla loro pelle, è imprevedibile, e nessuno dei progetti

andrà in porto così come li avevano immaginati.

Attraverso una saga familiare commovente, ma anche divertente, l’autrice ripercorre la storia di una

generazione che in Francia, come altrove, avrebbe voluto cambiare il mondo.

La storia delle Ribelli non è però il racconto di un fallimento, ma piuttosto la narrazione di una

crescita personale che le farà donne diverse da quelle della generazione della loro madre e della loro

zia, le cui aspirazioni si erano incagliate sulla spiaggia della morale comune, e li erano rimaste

arenate.

Romanzo d’esordio di Corinne Atlas, già nota oltralpe come sceneggiatrice di film e serie televisive

molto popolari, Le sorelle Ribelli ha avuto in Francia un grande successo.

 

MELANIA G. MAZZUCCO “Vita”

Einaudi 2014

 

All’inizio del Novecento due bambini, Vita e Diamante, vanno in America. I genitori di Diamante

vogliono che lavori, mandi a casa tanti soldi e torni un giorno ricco. La madre di Vita vuole solo che

faccia compagnia a suo marito emigrato da tempo. Per i due bambini l’America è enorme,

fantastica, miracolosa, un’avventura. Hanno un disperato bisogno di una vita migliore e di

soddisfare le aspettative degli amati genitori. È un viaggio lungo e difficile. È una vita lunga e

difficile. Si impegnano, lottano e ce la mettono tutta. Le loro vite sembrano incollate l’una all’altra,

sono fatti per stare insieme – per sempre. Presto però scoprono che l’America non cambia solo la

vita, ma cambia anche le persone. È come una malattia che scorre nelle vene, lascia tracce visibili e

invisibili, segna e deforma.

In questo romanzo coinvolgente Melania Mazzucco cerca di ricostruire il passato – il passato della

sua famiglia. Saltando fra il passato e il presente ci racconta le emozioni e le difficoltà di due

bambini cresciuti in America.

…Questo libro non avrebbe potuto essere scritto senza le parole di mio padre Roberto; una volta

mi ha detto: ricordati di ricordare, ma io ho impiegato più di trent’anni a capire cosa…

 

ELENA FERRANTE “L’amica geniale” – Volume terzo

edizioni e/o 2013

 

… Erano successe negli anni troppe cose brutte, alcune orribili, e per ritrovare la via della

confidenza avremmo dovuto dirci pensieri segreti, ma io non avevo la forza di trovare le parole e

lei, che forse la forza ce l’aveva, non ne aveva voglia, non ne vedeva l’utilità …

La storia di Elena e di Lila, Napoli. Dopo il racconto dell’infanzia e dell’adolescenza, la crudeltà

del rione popolare in cui vivono, i primi amori, l’insofferenza e la voglia di fuggire e la fuga da

quella realtà familiare e sociale, la Storia di chi fugge e di chi resta. Gli anni Settanta, le lotte

operaie e i movimenti studenteschi, l’emancipazione femminile e “la meridionalità”. Elena e Lila si

ritrovano donne e madri in due mondi diversi: la prima in un ambiente colto e ricco, l’altra in

fabbrica. Scappate dal rione ne sono inevitabilmente attratte; le unisce e le divide, due donne

sempre più diverse fra loro.

Intimità e passione. L’amore, il sesso, la maternità attraverso storie di sconvolgimenti continui non

solo delle due protagoniste. Il senso dell’appartenenza, il sentirsi lontane dalla terra di origine ma

estranee a quello di adozione.

Non c’è l’affetto incondizionato dei primi anni, emerge finalmente lo spirito critico, l’amicizia nella

forma migliore.

 

SUSAN VREELAND “La passione di Artemisia”

Neri Pozza 2002

 

Un giorno dipinsi due rughe verticali tra le sopracciglia di Giuditta, come aveva fatto Caravaggio,

a dimostrazione che per Giuditta era stato difficile uccidere. Il giorno seguente, in tribunale,

Agostino mi lanciò un’occhiata minacciosa, perché sapevo che era un assassino, e quel

pomeriggio, tornata a casa, cancellai le rughe. Volevo dare a Oloferne, nell’istante in cui aveva

capito che stava per morire, la stessa espressione che aveva avuto Agostino quando lo avevo

chiamato assassino.

Allieva del padre Orazio, Artemisia Gentileschi fu una pittrice di grande talento, una tra le poche

protagoniste femminili della storia dell’arte europea, la prima donna che riuscì a entrare nella

paludata Accademia delle belle arti. Nel 1612, a 15 anni, fu più volte oggetto di violenza carnale da

parte del pittore Agostino Tassi, amico e collaboratore del padre. Fu il primo caso di stupro cui fece

seguito un processo, per il quale tuttavia Artemisia dovette sottoporsi a torture e umiliazioni. Tassi

scontò otto mesi in prigione e alla fine il caso fu archiviato. Artemisia dovette sposarsi e cambiare

città – da Roma si trasferì a Firenze –, per lasciarsi alle spalle la vicenda dello stupro, dalla quale,

forse, trasse in parte la forza e l’intraprendenza per costruire la propria carriera di pittrice.

In questo romanzo Susan Vreeland interpreta la vita avventurosa della pittrice attraverso le lettere e

i documenti di archivio, ma soprattutto attraverso la sua immaginazione viva e uno sguardo

sensibile alle sfumature della donna e dell’artista, che, costretta a vivere in un mondo ostile alle

donne, riuscì a imporre la propria arte e a difendere la propria libertà. Non è un caso che Artemisia

sia stata riscoperta negli anni ’70, divenendo presto un simbolo dell’emancipazione femminile.

Per chi volesse approfondire la conoscenza di Artemisia Gentileschi, oltre alle introvabili Lettere

precedute da «Atti di un processo per stupro» (Abscondita 2004), suggerisco altre letture: il

romanzo intenso ma rigoroso scritto da Anna Banti, narratrice e storica dell’arte che fa riaffiorare

dalla memoria le vicende dell’artista sullo sfondo autobiografico del dopoguerra (Artemisia,

Bompiani 1947 e segg.); un altro romanzo, frutto del lavoro della scrittrice francese Alexandra

Lapierre, che ripercorre la vita della pittrice ispirandosi a fonti manoscritte e a riferimenti letterari

(Artemisia, Mondadori 1999); infine, la biografia curata da Tiziana Agnati e Francesca Torres, con

estratti degli «Atti del processo» in appendice, che presenta Artemisia come un’artista dello stesso

valore di Caravaggio, Lorenzo Lotto, Rubens (Artemisia Gentileschi. La pittura della passione,

Selene 2008).

 

MICHELA MURGIA “E la Chiesa inventò la donna”

Einaudi 2011

 

…Ma in tutto questo Maria ha fatto solo quello che ha voluto, nei tempi e nei modi che ha deciso, a

condizioni stabilite da lei, costringendo di fatto a piegarsi alla sua libertà di dire sì tutto il sistema

che la circondava e pretendeva di dettarle legge. … Il Dio che ha rovesciato i potenti dai troni e ha

innalzato gli umili ha anche destabilizzato una volta per sempre la gerarchia patriarcale tra l’uomo

e la donna, facendo di una ragazza la massima complice della salvezza del mondo. …con il suo sì

ha fatto saltare il tavolo, ha stabilito le condizioni del riscatto, ha voltato la carta della storia di

Israele e non c’è più nessuno che potrà farle credere che qualcosa non è più possibile a una

donna…

Dopo l’accabadora, Maria. È un libro di esperienza, non di sentenza si legge nelle prime pagine;

scritto da una credente per anni animatrice dell’Azione Cattolica. Un libro su come la Chiesa ha

raccontato Maria e inventato la donna.

L’educazione cattolica riveste ancora un ruolo forte nel fornire la chiave di lettura del mondo, nel

continuo suo condizionare il nostro stare insieme da uomini e donne.

Il cattolicesimo non ha inventato un modello di donna come essere inferiore, sottomesso ‒ esisteva

da secoli ‒ ma ne ha legittimato una certa sua rappresentazione. Non ha usato il potenziale

innovativo del messaggio cristiano e della figura di Maria per modificare un certo sistema. Dalla

dottrina del peccato originale all’invenzione del genio femminile ovvero diventare moglie e madre

in senso proprio o in senso universale attraverso cioè la consacrazione religiosa. E ancora, sancendo

l’impossibilità di considerare, pregare, un dio madre ‒ snaturerebbe il cristianesimo ‒ e fondando il

matrimonio, ultimo dei sacramenti elaborati, sulla relazione Cristo/Chiesa, marito/moglie,

uomo/donna. Una relazione di sottomissione che porta la donna alla subordinazione, anche in caso

di violenza, e a legittimare un suo ruolo strumentale.

Che cosa può aver significato e ancora significa per le donne credenti e non doversi rapportare a un

modello che non rappresenta la morte femminile? Vedersi negare qualunque lettura redentiva, utile

del proprio dolore? Perché, ancora, la Chiesa non assume una posizione controcorrente rispetto

all’idea distruttiva della vecchiaia delle donne e del loro corpo?

Una donna può scegliere di essere Eva e Maria?

 

MARIJA GIMBUTAS “Il linguaggio della dea”

Venexia 2008

 

Una Dea è all’origine del mondo. Marija Gimbutas ha rintracciato i suoi segni a partire dal neolitico

(6500 a.C.) all’età del bronzo (3500 a.C.) in tutta Europa, dalle coste del Baltico al Mediterraneo.

Nascita, morte, trasformazione, sono le tre parole chiave per comprenderne la grandezza. Signora

dell’inizio e della fine, governa il processo di rinnovamento che fa della vita una continua

rigenerazione.

Al tempo stesso trascendente e immanente, la grande Dea si manifesta in forme fisiche. Gimbutas

ha catalogato migliaia di reperti archeologici divisi per aree geografiche e per periodi storici. Dal

suo lavoro emerge che tra i suoi simboli ci sono la luna, l’acqua, l’orsa, la cerva, la civetta, il

serpente, il triangolo, pesce, la scrofa, la rana, la farfalla e molti altri. Dai suoi studi emerge come la

sua presenza sia sopravvissuta nella mitologia greca, nel folclore popolare e nelle grandi religioni

insieme al culto del Dio padre.

Un bel libro, ricco di immagini, da leggere e regalare. Un libro affascinante che ci avvicina a quel

luogo sacro dentro di noi, da dove, signore di noi stesse, possiamo avviare il nostro processo di

trasformazione personale.

Marija Gimbutas (1921-1994), lituana, studiò archeologia, folclore e linguistica alle Università di

Kaunus e Vilnius. Fuggita durante l’invasione russa, si laureò nel 1946 all’Università di Tubinga.

Nel 1949 si trasferì negli Stati Uniti e iniziò il suo lavoro si esperta di preistoria dell’Europa

orientale. Nel 1963 divenne docente di Archeologia all’Università di Los Angeles.

Le risposte alla lettera aperta sul futuro dei Consultori familiari

Paola BaldelliSì Toscana a sinistra

“Salve a tutte.

Naturalmente, essendo personalmente partecipe della storia e dell’attività del tavolo, condivido la preoccupazione per il futuro del consultorio  e la necessità che le sue funzioni ed il suo ruolo vengano non solo difese, ma potenziate, nell’ottica della prevenzione e della gestione attiva dei servizi, da parte dell’utenza che li frequenta.  La preoccupazione si fa più concreta nel quadro dalla legge sulla sanità della Regione toscana, che prevede tagli di risorse, accentramento decisionale, scivolamento verso la privatizzazione.

Mi impegno a far sì che Toscana a sinistra, con le persone che saranno elette e con le forze presenti nei territori, si faccia carico della difesa e potenziamento dei consultori, nell’ambito di una battaglia per una sanità universalistica, pubblica, diffusa sul territorio e che punti al massimo della qualità.

Grazie per aver prodotta questa lettera.”

Enrico Calossi Sì Toscana a sinistra

La strisciante volontà di depotenziamento della rete dei consultori si inserisce in due processi, a mio parere, in corso nelle scelte politiche assunte dai livelli nazionali e regionali. In primo luogo, il tutto rientra nella riduzione di risorse per le spese sanitarie e sociali che i governi fedeli all’austerity imposta da Popolari e Socialisti Europei devono applicare nei loro territori (non a caso la riduzione a tre Aziende di area vasta, voluta dal PD di Enrico Rossi, si accompagnerà a una riduzione di spesa). Il secondo motivo si lega all’assoluto disinteresse per le scelte di tipo preventivo (in tutti i settori, dalla sanità al sociale, dal lavoro all’ambiente) che si lega alla cultura vacua del “tutto e subito” tipica dell’edonismo berlusconiano che trova un ottimo interprete nel Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Infine, l’ultima ragione dello strisciante depotenziamenti dei territori risiede in una interpretazione della religiosità (spesso proveniente dagli ambienti più conservatori del Vaticano ma non solo) che ha sempre visto con fastidio un ruolo protagonista e attivo delle donne nella società. Queste tendenze, conservatrici e bigotte, hanno purtroppo molte orecchie pronte ad ascoltarle nelle fila del Partito Democratico.

Invece credo che una tassazione più alta sui capitali e sui redditi da capitale e sul mondo della finanza farebbe invertire la tendenza alla riduzione delle risorse nel mondo socio-sanitario. Una cultura basata sull’ascolto e sulla “lentezza” farebbe recuperare importanza agli aspetti legati alla prevenzione, per superare la cultura dell’eterna emergenza. Infine, l’applicazione dei veri principi della laicità della nostra Repubblica potrebbe anche liberare non solo i soggetti che spesso le religioni monoteistiche tendono a vedere come di serie B (come le donne), ma tutti coloro che vengono indebitamente inseriti in categorie e ruoli sociali predeterminati e ritenuti immodificabili.

Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale –semplicemente: OK

Democrazia Diretta: Capisco la vostra preoccupazione perché ritengo che i vostri timori siano fondati. Con la nuova organizzazione delle Asl, l’utenza corre sì il rischio di non trovare più i suoi punti di riferimento. Per quanto mi riguarda sono contrario alla riduzione a 3 Asl in Toscana. Il punto è che se non si risolve il problema principale di sempre, liberarci dai vincoli che ci impone l’Europa, anche la Regione Toscana non potrà fare più di tanto per salvaguardare un servizio fondamentale come il Consultorio.

Neda BuzzelliPassione Toscana “ Grazie leggerò attentamente la lettera.”

Silvia FerriniForza Italia ha semplicemente risposto : OK

Iacopo Tonelli capolista per Passione Toscana ha scritto:

Conosco molto bene la vostra realtà ed in particolare la Dott.ssa Gabriella Lepri. Colgo l’ occasione per complimentarmi per ciò che fate. Sarà un onore incontrarmi con voi qualunque sia l’esito delle elezioni per qualsiasi supporto possa dare alla Vostra associazione. Grazie

Alle candidate e ai candidati
alle elezioni regionali
per la provincia di Grosseto

Ai candidati a Governatori della Toscana

Le associazioni che collaborano al Tavolo per la salute delle donne del mondo Centro Donna, Cittadinanzattiva, Raccontincontri, Olympia de Gouges,con la presente , esprimono la loro forte preoccupazione per il futuro dei Consultori familiari.
Andiamo orgogliose , come donne di Grosseto, di aver fortemente voluto l’istituzione di un Consultorio nella nostra città già nel 1973 – due anni prima della legge istitutiva dei Consultori. Read the rest of this entry »

  1. CENTRO DONNA

  2. VIA DE ‘ BARBERI , 67 – 58100 GROSSETO

info@centrodonnagrosseto.org

Egregio Presidente della Repubblica,

 

Le scriviamo in merito alla Festa della Repubblica del 2 giugno,che cade prossima al suo insediamento e per questo può assumere un valore simbolico di indirizzo e orientamento.

Da anni coloro che ritengono irrinunciabile il rispetto dell’art. 41 della nostra Costituzione chiedono che la nascita della nostra Repubblica non venga celebrata con la consueta parata militare ai Fori Imperiali, oggettivo strumento di propaganda per il riarmo e le missioni militari, una esibizione nefasta di armi e di guerrieri, più consona a un paese in guerra che a una Repubblica “fondata sul lavoro”.

Le chiediamo, perciò,il 2 giugno prossimo, di sostituire la parata militare con una manifestazione che celebri i valori del lavoro,del volontariato, della solidarietà,della pace per dare un messaggio forte che indirizzi la nostra politica estera verso il ritiro dei contingenti italiani dai teatri di guerra e potenzi una diplomazia di pace che valorizzi i soggetti che, nelle aree di conflitto , si impegnano per soluzioni pacifiche ed indirizzi, anche, verso una riduzione delle spese militari, indispensabile in una fase di crisi economica come quella attuale , per sostenere le fasce di popolazione più a rischio di povertà e di perdita della propria dignità.

Le chiediamo un gesto che rispetti il dettato costituzionale, come quello fatto a suo tempo dal Presidente Sandro Pertini: sospendere la parata militare , nella speranza di inaugurare una nuova stagione di pace.

La Presidente

Franca Gazzarri

 

 

 

 

 

Grosseto 22.5.2015

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