Questo è l’ultimo bollettino della prima parte dell’anno.
Vi suggeriamo alcune letture per l’estate, sperando che siano di vostro gradimento

una serena estate

il Centro Donna

 

WILLA CATHER “Uno dei nostri”

Elliot, 2014

 

Gli Wheeler erano una delle più grandi e antiche famiglie di propritari terrieri del Nebraska. Le loro

terre occupavano un’intera vallata. Dalla loro fattoria, posta sulla cima della collina, si potevano

vedere il bosco, i grandi appezzamenti coltivati a cereali e quelli lasciati a pascolo.

Mentre il maggiore dei fratelli Wheleer, Bayliss, aveva trovato la sua strada nel commercio, e il

minore, Ralph era attratto dai macchinari, Claude, tanto vitale quanto sensibile, cercava un senso al

suo essere nel mondo, convinto che ci fosse qualcosa di meraviglioso che lui non riusciva a trovare.

Per un breve momento, mentre frequentava un corso sulla storia europea alla State University,

Claude pensa di aver trovato gli stimoli che cerca, e intravede nuovi possibili orizzonti. Ma il padre,

convinto invece che il futuro del ragazzo sia nell’agricoltura, gli affida la responsabilità di tutta la

tenuta.

Siamo nel 1917, e quando gli Stati Uniti entrano in guerra, Claude, che la immagina come una

possibilità di riscatto e un’occasione per nuove conoscenze, si arruola volontario.

Ma è troppo tardi: insieme al suo migliore amico rimarrà in Francia, vittima di quella carneficina

che fu la Grande Guerra.

Una scrittura scorrevole, una descrizione dettagliata e raffinata di luoghi e personaggi ci

accompagnano lungo questa storia di formazione e ci portano nelle grandi praterie del Nebraska,

incantandoci.

Willa Cather (Back Creek Valley,Virginia, 1873 – Manhattan, 1947) visse i suoi anni giovanili in

Nebraska nel periodo in cui quel territorio vedeva la colonizzazione da parte di immigrati

provenienti dall’Europa; nel 1893 si trasferì a Pittsburgh per collaborare alla rivista Home Monthly.

Oltre a molti articoli, scrisse raccolte di racconti e romanzi; tra le opere tradotte in italiano, Pionieri

(1913), La mia Antonia (1918), Una signora perduta (1923), La casa del professore (1925), Il mio

mortale nemico (1926), La morte viene per l’arcivescovo (1927), La nipote di Flaubert (1930).

Con Uno dei nostri nel 1923 vinse il Premio Pulitzer per la narrativa.

 

ELVIRA DONES “Vergine giurata”

Feltrinelli 2009

 

Hana non ha avuto una vita semplice. Nata e cresciuta nelle montagne maledette, in Albania, ha

dovuto sottomettersi alle regole dei montanari, alla sua religione, che per giunta era stata vietata

dallo stato, e soprattutto all’importanza dell’onore della famiglia. Ed è proprio per colpa dell’onore

che Hana alla tenera età di 20 anni deve cambiare radicalmente la sua vita.

I genitori di Hana sono morti in un incidente d’auto quando lei era piccola e sua zia, che da quel

momento si era presa cura di lei, muore improvvisamente . Quando anche suo zio sta per andarsene

a causa di un cancro alla gola, Hana, rimasta l’ultima della famiglia, è la sola che può portare avanti

l’onore della famiglia. Invece di sposarsi il più velocemente possibile, decide di rendere orgoglioso

e felice suo zio negli ultimi momenti della sua vita e diventa un uomo, Mark.

14 anni dopo Mark fugge negli Stati Uniti. Trova un lavoro, compra un appartamentino e con tanta

pazienza e non senza problemi risveglia Hana.

Lo prevede il Kanun, la raccolta di leggi consuetudinarie dell’Albania del Nord: una donna può

diventare uomo, rinunciando per sempre alla femminilità, se lo vuole, o se il capofamiglia le

assegna questo ruolo. Sono perciò una Vergine giurata. Ci chiamano così.

 

CORINNE ATLAS “Le sorelle ribelli”

e/o 2014

 

Siamo negli anni ’70. A Parigi soffia il vento del cambiamento messo in moto dalla contestazione

studentesca, e da lì si espande in tutta la Francia.

In un piccolo paese della Provenza vivono le sorelle Jeanne, Brigitte ed Elsa Ribelli, che hanno tra i

quindici e i ventun anni. Ciascuna a suo modo, tutte e tre desiderano spiegare le ali e lasciare il

borgo in cui sono nate e cresciute.

La prima a partire è Jeanne, la maggiore, convinta che il suo desiderio di libertà ed emancipazione

potrà realizzarsi nel nascente movimento femminista.

Brigitte, al contrario, cerca nella capitale l’opportunità per un matrimonio che la renda moglie e

madre felice. Ed infine Elsa, il cui sogno è quello di diventare una scrittrice famosa.

Ma la vita, le sorelle lo impareranno presto sulla loro pelle, è imprevedibile, e nessuno dei progetti

andrà in porto così come li avevano immaginati.

Attraverso una saga familiare commovente, ma anche divertente, l’autrice ripercorre la storia di una

generazione che in Francia, come altrove, avrebbe voluto cambiare il mondo.

La storia delle Ribelli non è però il racconto di un fallimento, ma piuttosto la narrazione di una

crescita personale che le farà donne diverse da quelle della generazione della loro madre e della loro

zia, le cui aspirazioni si erano incagliate sulla spiaggia della morale comune, e li erano rimaste

arenate.

Romanzo d’esordio di Corinne Atlas, già nota oltralpe come sceneggiatrice di film e serie televisive

molto popolari, Le sorelle Ribelli ha avuto in Francia un grande successo.

 

MELANIA G. MAZZUCCO “Vita”

Einaudi 2014

 

All’inizio del Novecento due bambini, Vita e Diamante, vanno in America. I genitori di Diamante

vogliono che lavori, mandi a casa tanti soldi e torni un giorno ricco. La madre di Vita vuole solo che

faccia compagnia a suo marito emigrato da tempo. Per i due bambini l’America è enorme,

fantastica, miracolosa, un’avventura. Hanno un disperato bisogno di una vita migliore e di

soddisfare le aspettative degli amati genitori. È un viaggio lungo e difficile. È una vita lunga e

difficile. Si impegnano, lottano e ce la mettono tutta. Le loro vite sembrano incollate l’una all’altra,

sono fatti per stare insieme – per sempre. Presto però scoprono che l’America non cambia solo la

vita, ma cambia anche le persone. È come una malattia che scorre nelle vene, lascia tracce visibili e

invisibili, segna e deforma.

In questo romanzo coinvolgente Melania Mazzucco cerca di ricostruire il passato – il passato della

sua famiglia. Saltando fra il passato e il presente ci racconta le emozioni e le difficoltà di due

bambini cresciuti in America.

…Questo libro non avrebbe potuto essere scritto senza le parole di mio padre Roberto; una volta

mi ha detto: ricordati di ricordare, ma io ho impiegato più di trent’anni a capire cosa…

 

ELENA FERRANTE “L’amica geniale” – Volume terzo

edizioni e/o 2013

 

… Erano successe negli anni troppe cose brutte, alcune orribili, e per ritrovare la via della

confidenza avremmo dovuto dirci pensieri segreti, ma io non avevo la forza di trovare le parole e

lei, che forse la forza ce l’aveva, non ne aveva voglia, non ne vedeva l’utilità …

La storia di Elena e di Lila, Napoli. Dopo il racconto dell’infanzia e dell’adolescenza, la crudeltà

del rione popolare in cui vivono, i primi amori, l’insofferenza e la voglia di fuggire e la fuga da

quella realtà familiare e sociale, la Storia di chi fugge e di chi resta. Gli anni Settanta, le lotte

operaie e i movimenti studenteschi, l’emancipazione femminile e “la meridionalità”. Elena e Lila si

ritrovano donne e madri in due mondi diversi: la prima in un ambiente colto e ricco, l’altra in

fabbrica. Scappate dal rione ne sono inevitabilmente attratte; le unisce e le divide, due donne

sempre più diverse fra loro.

Intimità e passione. L’amore, il sesso, la maternità attraverso storie di sconvolgimenti continui non

solo delle due protagoniste. Il senso dell’appartenenza, il sentirsi lontane dalla terra di origine ma

estranee a quello di adozione.

Non c’è l’affetto incondizionato dei primi anni, emerge finalmente lo spirito critico, l’amicizia nella

forma migliore.

 

SUSAN VREELAND “La passione di Artemisia”

Neri Pozza 2002

 

Un giorno dipinsi due rughe verticali tra le sopracciglia di Giuditta, come aveva fatto Caravaggio,

a dimostrazione che per Giuditta era stato difficile uccidere. Il giorno seguente, in tribunale,

Agostino mi lanciò un’occhiata minacciosa, perché sapevo che era un assassino, e quel

pomeriggio, tornata a casa, cancellai le rughe. Volevo dare a Oloferne, nell’istante in cui aveva

capito che stava per morire, la stessa espressione che aveva avuto Agostino quando lo avevo

chiamato assassino.

Allieva del padre Orazio, Artemisia Gentileschi fu una pittrice di grande talento, una tra le poche

protagoniste femminili della storia dell’arte europea, la prima donna che riuscì a entrare nella

paludata Accademia delle belle arti. Nel 1612, a 15 anni, fu più volte oggetto di violenza carnale da

parte del pittore Agostino Tassi, amico e collaboratore del padre. Fu il primo caso di stupro cui fece

seguito un processo, per il quale tuttavia Artemisia dovette sottoporsi a torture e umiliazioni. Tassi

scontò otto mesi in prigione e alla fine il caso fu archiviato. Artemisia dovette sposarsi e cambiare

città – da Roma si trasferì a Firenze –, per lasciarsi alle spalle la vicenda dello stupro, dalla quale,

forse, trasse in parte la forza e l’intraprendenza per costruire la propria carriera di pittrice.

In questo romanzo Susan Vreeland interpreta la vita avventurosa della pittrice attraverso le lettere e

i documenti di archivio, ma soprattutto attraverso la sua immaginazione viva e uno sguardo

sensibile alle sfumature della donna e dell’artista, che, costretta a vivere in un mondo ostile alle

donne, riuscì a imporre la propria arte e a difendere la propria libertà. Non è un caso che Artemisia

sia stata riscoperta negli anni ’70, divenendo presto un simbolo dell’emancipazione femminile.

Per chi volesse approfondire la conoscenza di Artemisia Gentileschi, oltre alle introvabili Lettere

precedute da «Atti di un processo per stupro» (Abscondita 2004), suggerisco altre letture: il

romanzo intenso ma rigoroso scritto da Anna Banti, narratrice e storica dell’arte che fa riaffiorare

dalla memoria le vicende dell’artista sullo sfondo autobiografico del dopoguerra (Artemisia,

Bompiani 1947 e segg.); un altro romanzo, frutto del lavoro della scrittrice francese Alexandra

Lapierre, che ripercorre la vita della pittrice ispirandosi a fonti manoscritte e a riferimenti letterari

(Artemisia, Mondadori 1999); infine, la biografia curata da Tiziana Agnati e Francesca Torres, con

estratti degli «Atti del processo» in appendice, che presenta Artemisia come un’artista dello stesso

valore di Caravaggio, Lorenzo Lotto, Rubens (Artemisia Gentileschi. La pittura della passione,

Selene 2008).

 

MICHELA MURGIA “E la Chiesa inventò la donna”

Einaudi 2011

 

…Ma in tutto questo Maria ha fatto solo quello che ha voluto, nei tempi e nei modi che ha deciso, a

condizioni stabilite da lei, costringendo di fatto a piegarsi alla sua libertà di dire sì tutto il sistema

che la circondava e pretendeva di dettarle legge. … Il Dio che ha rovesciato i potenti dai troni e ha

innalzato gli umili ha anche destabilizzato una volta per sempre la gerarchia patriarcale tra l’uomo

e la donna, facendo di una ragazza la massima complice della salvezza del mondo. …con il suo sì

ha fatto saltare il tavolo, ha stabilito le condizioni del riscatto, ha voltato la carta della storia di

Israele e non c’è più nessuno che potrà farle credere che qualcosa non è più possibile a una

donna…

Dopo l’accabadora, Maria. È un libro di esperienza, non di sentenza si legge nelle prime pagine;

scritto da una credente per anni animatrice dell’Azione Cattolica. Un libro su come la Chiesa ha

raccontato Maria e inventato la donna.

L’educazione cattolica riveste ancora un ruolo forte nel fornire la chiave di lettura del mondo, nel

continuo suo condizionare il nostro stare insieme da uomini e donne.

Il cattolicesimo non ha inventato un modello di donna come essere inferiore, sottomesso ‒ esisteva

da secoli ‒ ma ne ha legittimato una certa sua rappresentazione. Non ha usato il potenziale

innovativo del messaggio cristiano e della figura di Maria per modificare un certo sistema. Dalla

dottrina del peccato originale all’invenzione del genio femminile ovvero diventare moglie e madre

in senso proprio o in senso universale attraverso cioè la consacrazione religiosa. E ancora, sancendo

l’impossibilità di considerare, pregare, un dio madre ‒ snaturerebbe il cristianesimo ‒ e fondando il

matrimonio, ultimo dei sacramenti elaborati, sulla relazione Cristo/Chiesa, marito/moglie,

uomo/donna. Una relazione di sottomissione che porta la donna alla subordinazione, anche in caso

di violenza, e a legittimare un suo ruolo strumentale.

Che cosa può aver significato e ancora significa per le donne credenti e non doversi rapportare a un

modello che non rappresenta la morte femminile? Vedersi negare qualunque lettura redentiva, utile

del proprio dolore? Perché, ancora, la Chiesa non assume una posizione controcorrente rispetto

all’idea distruttiva della vecchiaia delle donne e del loro corpo?

Una donna può scegliere di essere Eva e Maria?

 

MARIJA GIMBUTAS “Il linguaggio della dea”

Venexia 2008

 

Una Dea è all’origine del mondo. Marija Gimbutas ha rintracciato i suoi segni a partire dal neolitico

(6500 a.C.) all’età del bronzo (3500 a.C.) in tutta Europa, dalle coste del Baltico al Mediterraneo.

Nascita, morte, trasformazione, sono le tre parole chiave per comprenderne la grandezza. Signora

dell’inizio e della fine, governa il processo di rinnovamento che fa della vita una continua

rigenerazione.

Al tempo stesso trascendente e immanente, la grande Dea si manifesta in forme fisiche. Gimbutas

ha catalogato migliaia di reperti archeologici divisi per aree geografiche e per periodi storici. Dal

suo lavoro emerge che tra i suoi simboli ci sono la luna, l’acqua, l’orsa, la cerva, la civetta, il

serpente, il triangolo, pesce, la scrofa, la rana, la farfalla e molti altri. Dai suoi studi emerge come la

sua presenza sia sopravvissuta nella mitologia greca, nel folclore popolare e nelle grandi religioni

insieme al culto del Dio padre.

Un bel libro, ricco di immagini, da leggere e regalare. Un libro affascinante che ci avvicina a quel

luogo sacro dentro di noi, da dove, signore di noi stesse, possiamo avviare il nostro processo di

trasformazione personale.

Marija Gimbutas (1921-1994), lituana, studiò archeologia, folclore e linguistica alle Università di

Kaunus e Vilnius. Fuggita durante l’invasione russa, si laureò nel 1946 all’Università di Tubinga.

Nel 1949 si trasferì negli Stati Uniti e iniziò il suo lavoro si esperta di preistoria dell’Europa

orientale. Nel 1963 divenne docente di Archeologia all’Università di Los Angeles.